Studiare la musica…

Studiare la musica… un impegno faticoso, ma se ce l’hai nel sangue non ti staccheresti un attimo dallo strumento che hai scelto di far parlare al tuo posto… Eppure, ci sono alcuni che si definiscono “artisti”, ma di musica non sanno nulla… ci sono certi che amano la musica, amano comporre… eppure non conoscono neanche la differenza tra un intervallo giusto e uno maggiore.

La musica è di tutti!!!! Di chi la studia e di chi non la studia, di chi la suona, di chi la canta, forse la musica è soprattutto di chi l’ascolta… Sono in difficoltà, lo ammetto…

Mi trovo in quel momento di passaggio in cui da un lato pensi che non sia necessario conoscere tutte queste regole, pensi che hai scritto canzoni e trasmesso emozioni senza sapere niente fino ad oggi… e poi ti rendi conto che lo studio ti apre un nuovo mondo, che ami sempre di più… E cominci a pensare a tutti quelli che salgono su un palco senza neanche sapere come si tiene un microfono e dicono in giro che sono cantanti “professionisti”…

Sì, bisogna fare delle distinzioni: c’è chi studia duramente e se “arriva” è grazie all’impegno e alla fatica (oltre alla consueta botta di fortuna)… e c’è chi sta lì perché…. boh, chi lo sa, io ne vedo tanti nelle prime serate di alcuni programmi che quando cantano diventano rossi e pare quasi che la giugulare stia per scoppiare per quanto si stanno sforzando…

Mah…

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Catania, 26 novembre 2007

Era sera. In quel locale del centro faceva molto caldo, e sinceramente non vedevo l’ora di uscirne. Volevo respirare l’aria fredda della città, volevo immergermi nel silenzio che circondava i palazzi a quell’ora tarda. Qualcuno mi è passato di fianco ed in quel momento questi pensieri sono scivolati via dalla mia mente. Era un anno che non rivedevo Luca… al suo solito con la testa altrove e gli occhi fermi in un punto imprecisabile mentre si dirigeva verso l’uscita.

Qualche giorno dopo eravamo a casa io, lui e una chitarra. Una melodia strana mi attraversava la mente dalla sera prima e si era fatta martellante, voleva venir fuori. Ed è proprio quello che è successo quando quella vecchia chitarra ha cominciato a cantare, come rinata, tra le braccia del chitarrista. Così è nata “Uomini donne e manichini…” una lunga gestazione, però, l’aveva preceduta. Sentivo di voler esprimere ancora di più i miei sentimenti, i miei pensieri… arrivare al cuore della gente in maniera più calda, diretta, immediata. La musica era la risposta.

Troppe volte ho visto la gente agire senza conoscerne il motivo.
Troppe volte ho visto la gente fingere di essere ciò che non è.
Troppe volte ho indossato delle maschere, mentre una lacrima nascosta solcava il mio viso.
Viviamo come ci dicono sia più giusto, mangiamo ciò che ci dicono sia meglio, ci vestiamo come ci dicono essere alla moda.
Non possiamo farne a meno, ma la cosa più grande è riuscire, in tutto questo, a ritrovare se stessi.

La canzone:

 

Facile seguire il vento quando tutto in te si è spento
Quanti modelli da buttare via
E poi fingere di pensare quando smetti di giocare
Così scivola via un’altra bugia
Soltanto per dimenticare e non farsi del male
soltanto per non ascoltare quello che c’è in te

Uomini donne e manichini
in una realtà di plastica
non mi fermerò ad aspettare
Uomini donne e manichini
o burattini senza quei fili
ti giuro amore se
farai parlare di me

Non ti importa di apparire?
Quasi rischi di impazzire
mentre ripensi “è tutta una follia”

E’ così semplice….
Scappare via lontanto senza voltarsi mai….

 

 


Perché ho scritto questo libro…

Perché parlo tanto, anche troppo e perché non riesco a tenermi dentro nulla…
Perché è giunto il momento di svegliarsi da Matrix.
Perché siamo noi a dover decidere il chi, il cosa e il quando della televisione.
Non il contrario.
Perché ognuno è il vero modello di se stesso.
Perché nelle Dodici Tavole non era scritto quali fossero le misure che consentissero di definire un essere umano come “persona”.
Perché i sentimenti e le sensazioni parlano al cuore molto più delle immagini.
E questo perché i sentimenti si giocano sull’attività, la recezione delle immagini sulla passività.
E la vita è troppo breve per permettersi di essere passivi.

Saria


Ringraziamenti & co.

Benvenuti nel mio sito…
Volevo utilizzare questa pagina per ringraziare alcune persone.
Il fatto è che nella vita si può contare solo su se stessi. Il fatto è che tante volte ci illudiamo di trovare nelle persone quello che stavamo cercando… ma finiamo col restare inesorabilmente delusi.
In tutto ciò io mi ritengo fortunata, perché nonostante le disavventure e i problemi ho trovato delle persone che hanno creduto in me, persone che hanno scommesso su di me.
E ho scoperto di avere degli amici… Amici veri, che sarebbero rimasti al mio fianco nel bene e nel male… che mi avrebbero sorretta proprio quando stavo per cadere.
Qualcuno dice che quando si tocca il fondo si può cominciare a scavare… altri dicono che si può solo risalire…
Io dico che dipende… dipende se cerchi il buio o la luce… dipende se a sostenerti ci sono angeli o demoni.


Grazie Giovanna, per la presenza continua e l’inesauribile pazienza.
Grazie Gaetano, per gli anni di intatta e profonda amicizia.
Grazie Silvia, per conoscere quei segreti che nessuno conosce.
Grazie Michela, per aver creduto in ciò in cui io credo.
Grazie Luca, per avermi sospesa in volo quando stavo per schiantarmi al suolo.
Vorrei ringraziare anche il mio futuro manager Paolino, ma se non la smette di prendermi in giro lo farò al prossimo giro così impara!!!!
Grazie a Claudio, Carmelo e Giuseppe, per essermi stati vicini ed avermi aiutata in ogni modo possibile quando ero sola in terra straniera e appesa al filo di un sogno, mentre cercavo di capire chi ero e dove stavo andando.

Vi voglio bene

Saria

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